La virtù di Checchina, di Matilde Serao
Roma, fine Ottocento. Fanny Primicerio, per tutti Checchina, è la moglie di un medico di quartiere. Non c’è un marito violento, non c’è una suocera tirannica. C’è qualcosa di più sottile: una struttura. Una rete invisibile fatta di centesimi contati, di abitudini così consolidate da sembrare natura.
Serao costruisce il ritratto di Checchina non attraverso le sue parole — che sono pochissime — ma attraverso gli oggetti del suo salotto, i conti della spesa, l’odore di acido fenico che impregna la casa. E attraverso un dettaglio che vale tutto il romanzo: il marchese non la chiama Checchina. La chiama Fanny — il suo nome vero, quello che nessuno in casa usa più.
Pubblicato nel 1884, è un testo breve e feroce. Si legge in una sera. Si ricorda a lungo.
Capitoli pubblicati – per ora sono disponibili in versione testo, la versione audio è in arrivo:
La virtù di Checchina — Capitolo I
La virtù di Checchina — Capitolo II
La virtù di Checchina — Capitolo III
La virtù di Checchina — Capitolo IV